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FAQ

1. Il corso rilascia una qualifica riconosciuta?

Sì. I nostri corsi sono progettati in conformità agli standard internazionali (ISO 8586) e in collaborazione con il Centro Studi Assaggiatori. Rilasciano una qualifica che attesta la competenza tecnica del giudice, valida per l’inserimento in panel professionali e per i requisiti dei sistemi di gestione qualità aziendali.

2. È necessario avere un “palato assoluto” o doti naturali per partecipare?

No. L’analisi sensoriale è un metodo scientifico, non un talento innato. La nostra formazione serve proprio a trasformare la sensibilità individuale in uno strumento di misura oggettivo attraverso l’apprendimento di protocolli rigorosi e la taratura dei sensi.

3. Quanto dura la formazione e può essere svolta direttamente in azienda?

La durata varia in base al livello di specializzazione (da moduli intensivi di due giorni a percorsi più lunghi). Offriamo soluzioni “in-house” personalizzate, dove i nostri docenti intervengono direttamente presso la sede del cliente per formare il team sui prodotti specifici dell’azienda.

4. Qual è la differenza tecnica tra un assaggiatore e un giudice sensoriale?

L’assaggiatore esprime spesso un parere soggettivo o edonistico (“mi piace/non mi piace”). Il giudice sensoriale è invece uno “strumento di misura umano” che opera in modo analitico, descrivendo le intensità dei caratteri percepiti senza farsi influenzare dalle preferenze personali.

5. Dopo il corso, saremo in grado di produrre grafici e profili dei nostri prodotti?

Certamente. Il corso fornisce le basi per utilizzare schede di assaggio strutturate e software per l’elaborazione dei dati. Al termine, il giudice o il panel leader saprà interpretare i risultati per generare mappe sensoriali e grafici a ragnatela (spider plot) immediatamente pronti per R&D e marketing.

6. Esistono requisiti fisici o limiti di età per diventare giudice?

Non sono richiesti requisiti eccezionali, ma una normale efficienza sensoriale. Durante il corso effettuiamo test di idoneità fisiologica (soglie di percezione dei gusti base) per verificare la capacità di distinguere i sapori. Anche i fumatori possono essere giudici validi, purché rispettino i tempi di astensione prima dei test.

7. Il corso è valido per ogni tipo di prodotto (vino, olio, salumi, caffè)?

Sì. Il metodo Good Senses si basa sulla psicologia della percezione e sulla statistica, principi universali applicabili a qualsiasi matrice. Insegniamo il metodo; la declinazione sul prodotto specifico avviene attraverso la costruzione di un vocabolario sensoriale mirato alle esigenze del settore aziendale.

8. Come si garantisce che i giudici rimangano “tarati” nel tempo?

Come ogni strumento di precisione, il panel va monitorato. Good Senses propone sessioni di mantenimento e audit periodici per verificare la coerenza del gruppo di assaggio, evitando derive soggettive e garantendo che i dati raccolti dall’azienda restino affidabili nel lungo periodo.

9. Come si può utilizzare l’analisi sensoriale per il benchmarking competitivo?

Attraverso i test descrittivi, i giudici addestrati possono mappare oggettivamente i prodotti dei competitor. Questo permette all’azienda di individuare il proprio posizionamento sensoriale sul mercato, capendo esattamente quali attributi potenziare per differenziarsi o per allinearsi ai leader di settore.

10. In che modo l’analisi sensoriale riduce i rischi nel lancio di nuovi prodotti?

L’integrazione di un panel di giudici esperti nelle fasi di Ricerca e Sviluppo permette di validare le scelte di formulazione prima dei test sui consumatori. Questo riduce drasticamente il rischio di fallimento del lancio, assicurando che il prodotto rispetti il profilo sensoriale desiderato e la costanza qualitativa richiesta dal mercato.

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Good Senses S.r.l.

Galleria V. Veneto, 9, 25128 Brescia (ITALY)

P.IVA: IT04171510987

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