Il coronavirus fa male ai cinestesici?



Una delle prime nozioni che si passano agli studenti nei corsi per giudici sensoriali è che ognuno di noi si affida in modo diverso ai propri sensi. Si è soliti dividere la popolazione in tre gruppi: i visivi, gli uditivi e i cinestesici. I primi prediligono fare esperienza della realtà specialmente tramite la vista, i secondi tramite l'udito e i terzi tramite gusto, tatto e olfatto.


Sono quasi certo che il lockdown e le successive restrizioni hanno impattato in modo più forte proprio sui cinestesici. Il rapporto personale, specialmente in alcune culture, si gioca sulla parte tattile: ora che la stretta di mano è vietata non rimane ai cinestesici che una sterile gomitata. Ma non solo: la distanza tra le persone e l'uso della mascherina riduce anche la possibilità di usare l'olfatto nella relazione con l'altro.


Senso già messo a dura prova non tanto dall'evoluzione ma dai processi culturali che l'hanno relegato in secondo piano, l'olfatto si vede ora nuovamente sorpassato nell'uso dalla vista e dall'udito, soprattutto nella nuova algida normalità della call on line.

La raccomandazione per il weekend è quindi solo una: gratificare la propria parte cinestesica in vista di una nuova settimana di sterilità sensoriale.

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